mercoledì 14 febbraio 2018

L’arte di Nicola Guarnieri a disposizione del nostro patrimonio culturale

ARTIGIANI LOCALI 

Essere un trullaro al giorno d’oggi 

di Palma Guarini 


Nipote d’arte, trullaro per passione, cuoco per scoperta e musicista per vocazione: Nicola Guarnieri ci racconta la sua storia e le origini di un mestiere tanto antico quanto fortemente attuale. 

È iniziato per gioco: nelle vacanze delle scuole elementari, mia madre lavorava e io stavo a casa dai nonni. Mio nonno in quel periodo aveva avuto problemi fisici e non poteva lavorare ma non riusciva a stare fermo: dunque, lavorava sempre la pietra dei trulli. Mi ricordo che un giorno mi pose un piccolo martellino in mano e, alla fine del lavoro, mi diede 20.000£. Io mi innamorai più dei soldi, a dir la verità! Avevo visto in questo lavoro una possibilità di prosperità economica. Finite le scuole medie, i miei insegnanti volevano che andassi al conservatorio perché ero bravo in musica ma io decisi di apprendere il mestiere del trullato con mio zio e mio nonno. Dopo aver svolto il militare, decisi di andare in Svizzera e lì diventai cuoco. Ho iniziato come lavapiatti e dopo circa una settimana mi proposero di adoperarmi ai fornelli, e lì ho scoperto una passione: iniziavo a fare sculture di trulli, quindi il pensiero legato alla mia terra e alle mie origini familiari c’era sempre. Poi ho deciso di tornare qui. Quando sono tornato qui, sono stato nell’azienda familiare e ho cercato di darmi da fare, di apprendere il più possibile per iniziare a lavorare da solo. Così è stato: dopo aver preso il primo lavoro, non mi sono più fermato.” 

Quali sono le motivazioni per cui sei riuscito a realizzare questo tuo sogno e non ti sei più fermato? 
“Determinazione, volontà, passione per quello che faccio, anche se è un lavoro davvero devastante a livello fisico.” 

Realizzare trulli è un lavoro che sicuramente ti pone a contatto con diversi committenti. Chi sono i più frequenti e quali sono le richieste attuali? 
“La richiesta maggiore che mi viene fatta è il mantenimento di quello che abbiamo: mantenere il patrimonio senza sconvolgerlo. 9 clienti su 10 mi chiedono di contenere l’esistente con lo stesso materiale e la stessa pietra. Per quanto riguarda i committenti, la maggior parte viene dal Nord Italia, poi ci sono anche stranieri tra cui inglesi e russi. Mentre gli stranieri si accontentano di vivere in un trullo piccolino solo per il gusto di passare delle vacanze in un luogo magico, la clientela italiana vuole il trullo più comodo possibile. In quel caso vengono proposte delle nuove costruzioni a trullo.” 

Come vedi il mercato del lavoro in quest’ambito? 
“Io credo che tra qualche anno saremo veramente in pochi. Il lavoro da fare è tanto, i trulli hanno continuo bisogno di essere ristrutturati ma siamo in pochi a saperlo fare. Infatti questo mi fa pensare di inventarmi una scuola per insegnare ai giovani ragazzi questo mestiere e per poter conservare il nostro patrimonio culturale e artistico.” 

Quindi tra le tue prospettive future c’è una scuola per trullari?
“Magari! Oppure mi lancerò nuovamente nella ristorazione a fare sculture di trulli.” 

E la musica? 
“La musica è il mio primo lavoro, è la mia prima passione. Suono il clarinetto da ormai 27 anni. Cerco di coltivare tutte le mie passioni perché mi danno la forza di non arrendermi e di pensare sempre a nuove sfide.”


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