martedì 20 febbraio 2018

In ricordo di Lina Perrini, missionaria saveriana originaria di Locorotondo

SOLIDARIETA'

“Donare, condividere la mia esperienza, amare a tutt’andare, senza misura” 

di Valentina Mastronardi 


Il 28 dicembre scorso è mancata Angela Maria Perrini, suor Lina, missionaria saveriana originaria di Locorotondo. La sua è una grande perdita per l’intera comunità e non solo, per chi ha avuto il dono di poterla conoscere e arricchirsi della purezza del suo animo. Si è pensato di omaggiarla permettendo a tutti di apprendere quanto sia stata preziosa e importante la sua testimonianza di fede non solo a parole con la preghiera, nella quale non mancava di ricordare tutti i suoi paesani, ma anche e soprattutto con il suo impegno. 
Alcuni ricordi e aneddoti, oltre alle preziose fotografie e i documenti, sono stati rilasciati da Nina Minischetti. 
Suor Lina era serena perché grande era la sua gioia nel poter avvicinarsi al cospetto del Signore (che sottolineava le avesse fatto il dono più grande con la missione, come ricordano con profondo amore due consorelle, definite i suoi grandi amori, suor Mirelle e suor Eudoxie, che hanno voluto ricordarla con una lettera in occasione delle esequie e nella quale, riportando un passo di una sua lettera a loro indirizzata si evidenzia la sua ironia e semplicità:“
[…] spero che il Signore mi userà la Misericordia e da lassù proprio a tu per tu con Lui potrò avere altre visioni, potrò fare personalmente qualche piccolo intervento, suggerirgli qualche piccolo dono. Se la mia fantasia ne inventa tante adesso cosa sarà lassù quando non avrò più niente da fare (cioè non credo che ci saranno forbici, uncinetti, barattoli di colla e compagnia bella…)”. 
Nata il 31 luglio del 1936, da mamma Rosa e papà Vincenzo, ben presto sentì di avere una missione da compiere. Inizialmente non condivisa dalla famiglia, unica figlia femmina (aveva un fratello, Loreto); sarebbe stato più opportuno fosse lei ad occuparsene. 
Iniziò a svolgere il ruolo di animatrice missionaria confrontandosi con don Francesco Convertini (ora venerabile salesiano dal 20/01/2017 da sua Eminenza Papa Francesco) e nel 1954, dopo una visita con Clelia Rosato, della Casa Madre a Parma, entrò a farne parte nel 1958. 
Nel 1966, per assistere il papà anziano e malato, tornò in famiglia accettando la volontà del Signore ma sempre contribuendo in ogni modo alla causa missionaria. 
In quegli anni si specializzò in taglio e cucito; fu incoraggiata dai Fondatori, in particolare da p. Giacomo Spagnolo, più volte in visita a Locorotondo per incontrarla assieme al gruppo delle associate. 
Nel 1971 fece voto di professione perpetua e l’anno dopo rientrò in comunità. 
La sua destinazione fu il Congo e, dopo lo studio del francese, nel 1973 partì e per 13 anni visse a Kiliba, distinguendosi anche in ruoli di responsabilità in comunità e nella Delegazione. 

Nel 1986 le fu affidata la direzione (retta per circa 10 anni) della scuola professionale “Yano” a Kamitunga, parola che nella tribù lega indica i riti di iniziazione alla vita delle ragazze, cui si dedicò con il “desiderio di donare, condividere la mia esperienza, di amare a tutt’andare, senza misura”. 
Nel 1996 a causa della guerra riparò a Kalima e da lì, in Italia. Nel 1997 ritornò a Kamitunga e per un anno lavorò alla scuola professionale. La guerra nel 1998 costrinse le sorelle a fuggire e Lina, giunta a Bukavu, venne destinata per due anni alla comunità di Mbobero. Nel 2000 entrò a far parte della comunità della delegazione a Bukavu impegnandosi per la scolarizzazione dei bambini poveri. 
Il 21 luglio 2010 rientrò in Italia per ritirarsi in Casa Madre e dedicarsi alla preghiera e all’apostolato, non mancando di partecipare, con l’aiuto di un deambulatore, alla vita ordinaria della comunità e alle funzioni del coretto. 
Ogni occasione era buona per contribuire alla causa, una su tutte la giornata missionaria mondiale, l’ultima domenica di ottobre, per la quale, quando rientrava a Locorotondo, organizzava con il gruppo locale dei laici, nei giorni precedenti alla raccolta di ciclamini selvatici poi decorati a casa sua e venduti in mazzetti la domenica in villa. 
Notevole impegno profuse, sia in sede che a distanza, supportata da altre missionarie e da volontari, per la pesca di beneficenza per la realizzazione di oggetti e decorazioni varie (in un connubio di creatività e pragmatismo realizzava decorazioni varie tra cui origami e bellissime farfalle, con quello che riusciva a reperire. 
A 91 anni, per avere una minima idea, in contrasto con le consorelle che glielo avevano “vietato” per non affaticarsi, lei lavorava di nascosto; ritrovate scatole intere di oggetti pronti per la vendita). 
Una persona umile, semplice, capace di compiere grandi gesti con poco trasformandolo in tantissimo; si dedicò corpo e anima sino all’ultimo respiro alla missione, al suo paese e ai suoi concittadini e all’emozione della gioia e felicità condivisa. 
Una piccola grande donna per la quale il suo paese dovrà impegnarsi per tributarle un degno ricordo.


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