sabato 4 novembre 2017

Bellorotondo e la maledizione dei Palmisano


IL LIBRO

Incontro con lo scrittore catalano Rafel Nadal


di Grazia Rongo 

A Bellorotondo, dopo la prima guerra mondiale, non era estate senza un bel piatto di melanzane ripiene. I paesi vicini, Alberobello e Fasano, non vantavano una terra tanto rossa e fertile, quella in cui i contadini piantavano in alto gli alberi dalle chiome ampie: ulivi, fichi, mandorli e ciliegi. Più giù albicocchi, prugni e melograni. Sotto gli alberi crescevano rigogliosi i filari delle vigne. I più ricchi si concedevano le vacanze al mare, a Savelletri. 
I locorotondesi che hanno letto o leggeranno “Il segreto dell’ultimo figlio, la maledizione dei Palmisano” di Rafel Nadal (edizioni Salani) proveranno un leggero prurito al naso riconoscendo il proprio paese quasi in ogni riga, pur non leggendone mai il nome esatto. Lo scrittore catalano si è concesso un’unica licenza nel romanzo edito in Italia da Salani: scegliere un nome di fantasia, ma evocativo, per il paese dal quale tutto è nato. 
Lo incontriamo il giorno successivo alla presentazione del libro in paese. Ha da poco smesso di piovere e nell’aria ancora tiepida si annusa l’autunno alle porte. È il giorno del mercato settimanale, incuranti degli ambulanti e delle signore intente a stringere buoni affari, ci incamminiamo insieme percorrendo la strada che dalla libreria “L’Approdo” porta alla villa comunale per fermarci davanti al monumento ai caduti, lì dove tutto è nato. Percorrendo il “lungomare”, Nadal più volte si sofferma a guardare la Valle d’Itria. Continua a ripeterci che è bellissima in un italiano spagnoleggiante che sembra musica. La cosa che gli piace di più, ci confida, sono le terrazze che incidono la collina e la terra rossa. Spiega di aver chiamato il paese Bellorotondo per essere libero di poter inventare la storia della famiglia Palmisano senza urtare i ricordi di alcuno. Anche per poter piazzare la cattedrale di Altamura al posto della Chiesa di San Giorgio, un modo “per creare più l’effetto presepe" spiega. Inoltre aveva bisogno di costruire il palazzo dei Convertini poco distante proprio dal belvedere della villa comunale. In ogni modo cerca di rassicurarci: “L’80 per cento della storia verte su Bellorotondo-Locorotondo” spiega, “poi c’è anche un po’ di Alberobello, Cisternino, Altamura, ma solo per il 5 per cento”. Forti della percentuale bulgara, fingiamo di non essercela presa affatto. Merita gratitudine quest’uomo dalla lunga barba bianca e il volto di un Babbo Natale fuori tempo. Il suo romanzo, tradotto in 17 lingue, ha attirato così tanto la curiosità dei lettori all’estero da dover essere ristampato con allegata una guida della Puglia e della Basilicata. Chi si immerge nelle vicissitudini di Vitantonio e Giovanna, Donata e Francesca, del Mingherlino e di suo figlio, vuole sapere in che luoghi siano stati immaginati e plasmati. Nella breve guida per turisti, Locorotondo è “la localitatà en la qual s’inspira el poble imaginari Bellorotondo de la novella”. La traduzione è facilmente deducibile, l’orgoglio salvo. 



Il romanzo di guerra, amore e morte nasce vicino al monumento che si erge all’ingresso della villa comunale, tagliando la visuale sulla valle. Un enorme parallelepipedo consumato da sguardi di generazioni che, troppo prese dal girarci intorno, raramente si sono soffermate sull’infinito elenco di nomi incisi. Rafel Nadal, invece, quando è arrivato ne è rimasto folgorato. Ricorda tutto con estrema precisione: “Era una giorno molto caldo, agosto 2011” racconta. “Ero in vacanza in Puglia ma avevo già iniziato a scrivere qualcosa. Volevo che la mia nuova storia parlasse di destino. Quando sono arrivato vicino al monumento non ho potuto fare a meno di soffermarmi”. Qui non ci si fa più nemmeno caso, ma i Palmisano stanno a Locorotondo come i pinguini al Polo Sud: se non sono gli unici abitanti del luogo poco ci manca. La particolarità non sfugge a Nadal. Intuisce che è semplicemente il cognome più diffuso in paese: “Ho iniziato a scorrere con le dita il lungo elenco e ho avuto l’illuminazione. Ho immaginato che nel mio romanzo potessero appartenere ad una stessa famiglia. Tutti ragazzi imparentati tra loro e spirati nella guerra lontana, quella in cui nessuno sapeva bene perché si combatteva e troppi sono morti senza averlo mai saputo”. Continua a raccontarci della calorosa accoglienza che gli ha riservato la Puglia, di quanto sia stato contento di tornarci per presentare il libro che due anni fa raggiunse la vetta della classifica in Spagna, ma che è arrivato in Italia solo a settembre 2017. Non riesce a spiegarsi il motivo per cui il romanzo sia stato molto amato nella sua Catalogna, in Spagna e poi anche in Francia e in Germania e non altrettanto in Italia. Gli spieghiamo che si legge poco. Secondo gli ultimi dati Istat la Puglia occupa il penultimo posto in classifica: dopo Campania è la regione in cui si legge meno. “Il segreto dell’ultimo figlio, la Maledizione dei Palmisano” però, solo a Locorotondo, ha venduto già circa 150 copie. Un numero che non consola, ma sicuramente fa ben sperare.

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