mercoledì 9 agosto 2017

DON FRANCO:"LOCOROTONDO SARA' SEMPRE CASA MIA"

L’intervista

La maison de mes amis, jamais très loinLa casa degli amici, non è mai troppo lontana

di Antonello Pentassuglia

Quella con Don Franco Pellegrino non la ricorderemo come un’intervista. Non è altro che una chiacchierata tra amici con la guida della comunità. A settembre giungerà a compimento il ministero pastorale, ma da parte nostra non ci sarà alcun tipo di saluto. A Don, si sappia, non piacciono. “Bisogna sempre guardare avanti e non voltarsi indietro”, ci ricorda, “per non fare la fine della moglie di Lot, che voltandosi si trasformò in una statua di sale”. Chiaro il riferimento al brano nella Genesi su Sodoma e Gomorra. Buona lettura.

Don Franco ci siamo… Era il 7 settembre del 2003 e dopo tanti anni, ahinoi, ci avviamo all’epilogo di questa bella storia con Locorotondo.
“Già... Sono trascorsi 14 anni. Senz’altro una bella storia vissuta nella comunità di Locorotondo. Prima di quest’ultima, arrivavo da un’altra bella esperienza di 18 anni. Il nostro compito, chiaramente, è quello di portare a compimento una missione nel servizio pastorale di evangelizzazione e cura delle persone. Il nostro riferimento resta sempre il Vescovo rappresentato, nei tanti contesti, da noi sacerdoti rispondendo a un mandato affidato dalla diocesi di appartenenza: nel nostro caso, quindi, quella di Brindisi-Ostuni. Siamo semplicemente ambasciatori chiamati a servire nelle tante comunità cristiane. Locorotondo ha una storia bella, intensa e ricca… Arrivando qui, dovevo solo integrarmi in un contesto vitale da cui avrei potuto ricevere molto. Abbiamo camminato bene insieme.”

Don Franco, possiamo dirlo, ci ha messo molto del suo per integrarsi. Pensiamo anche all’organizzazione di eventi, mettendo spesso a disposizione il sagrato della Chiesa...
“La valorizzazione degli spazi è doverosa. Fin da subito ho constatato un bel rapporto legato all’organizzazione dei tanti eventi. Una comunità ecclesiale va vissuta apprezzandone sempre il bene, la creatività, la generosità e l’intelligenza di ognuno. Ma è un concetto – ci tengo a sottolinearlo – legato anche alla ricchezza di una comunità cittadina prodiga di attenzioni, partecipazioni e opportunità con il bene che si offre a tutti.”

C’è stato un momento in cui ha pensato che Locorotondo fosse una realtà impegnativa?
“Lo penso ogni giorno (ride)… L’estate siamo abituati a pensare che sia la stagione del riposo ma non è così: il paese è ricco di iniziative e visitatori, con un vivere quotidiano sempre intenso. Come pastore ho delle responsabilità verso la parrocchia, legate al cammino di comunione e unità. Il camminare insieme, come dicevo, è basilare.”

In questi anni come l’ha visto cambiare il paese?
“I cambiamenti, quando si vivono a stretto contatto con il contesto, non li noti. Un po’ come i figli in famiglia, se ci cresci insieme non te ne accorgi, ma se ti allontani un momento sono piccini e poi sembra che siano cresciuti di colpo. Un cambiamento lo vivi insieme agli altri, in un percorso di maturazione comune della vita, senza pensare troppo all’effetto che farà. Qui c’è una comunità molto viva, vivace, intraprendente e ricca di movimento. Abbiamo, inoltre, delle note stabili che ci accompagnano nel cammino della fede.”

Don, un concetto da lei ripreso: “Il vivere quotidiano intenso”. Ci tocca chiederglielo, c’è qualcosa che in questi anni non ha gradito e cosa possiamo migliorare?

“Note di rilievo non credo di doverne fare. Chiaro poi che, nel cammino della vita, ci sono tutti i limiti umani ma ho sempre constatato esperienze piene di vitalità: penso in particolare alle realtà associative e formative. La catechesi e l’annuncio sono esperienze consolidate e sicure: l’accompagnamento dei ragazzi, l’accoglienza delle famiglie, l’accoglienza dei fidanzati con il percorso verso il matrimonio. Al catechismo abbiamo mille ragazzi e occorrono, pensate, 70-80 catechisti… Nelle associazioni ci sono importanti figure educative: mi riferisco, in special modo, all’Azione Cattolica, gli Scout e l’Unitalsi. Tre esperienze associative corpose, sia come quantità che come qualità nella partecipazione, nell’impegno e creatività di forze giovanili attive nella vita della Chiesa e della comunità stessa.”

Le piace molto questa dimensione giovanile di Locorotondo...
“Assolutamente… le forze giovanili, la grande vitalità e il protagonismo dei giovani sono note belle. È un dato di fatto.”

Don Franco, in questi anni, si è occupato della fase del restauro della Chiesa Madre. Un lavoro impegnativo...
“Da troppo tempo la Chiesa aveva bisogno di interventi di salvaguardia e restauro. Un lavoro di progettazione – va ricordato – preparato da Don Piero. La Chiesa Madre è amata e sentita da tutti… Una cura avvenuta con la collaborazione di tutti. Un plauso, in special modo, alle Istituzioni e ai vari enti: abbiamo giovato dell’importante contributo della Banca di Credito Cooperativo, senza dimenticare i finanziamenti europei e statali. Ma di certo, non potrò mai dimenticare l’incommensurabile generosità dei nostri fedeli.”

(Spazio all’ironia). Lei è un sacerdote vicino, possiamo dirlo, ai più poveri ma la nostra è una comunità ricca...
Sì, ricca… di umanità (sorride).”

Poco più di un mese e vivremo la festività di San Rocco. Cosa ci può dire a tal proposito?
“Grande collaborazione con una rete sinergica basata sul servizio. È stato predisposto uno statuto con l’obbiettivo di regolare tutto al meglio. La festa è di tutti ed è molto sentita, con l’attenzione minuziosa verso ogni piccola sfaccettatura. Definito, inoltre, un certo modus operandi con la collaborazione di personalità competenti nei vari ambiti: penso alla musica, all’animazione e ai sempre attesi fuochi pirotecnici. La presidente Lucia Pinto se ne sta occupando in modo egregio. L’auspicio è in un’esperienza condivisa, con una visione aperta e quindi sinergica.”

Ricapitolando, quando ci salutiamo? Cosa può dirci del suo successore?
“Don Adriano Miglietta, attualmente parroco a Brindisi, sarà immesso al servizio pastorale di Locorotondo il 5 settembre. La sera vi sarà una celebrazione, con il Vescovo che affiderà la parrocchia al pastore e viceversa. Noi siamo coetanei e, in questi anni, abbiamo camminato insieme sostenendoci l’un l’altro grazie all’esperienza dell’amicizia. Io? Il 4 settembre inizierò il mio ministero nella parrocchia Santa Maria Assunta di Carovigno.”

Siamo alla fine della chiacchierata. Caro Don, i lettori vogliono saperlo: tornerà a trovarci?
“Eccovi un detto che ho imparato in Congo: “La maison de mes amis, jamais très loin”, tradotto: La casa dei miei amici, non è mai troppo distante. Un saluto che mi piace molto… Ricordo quando sono andato a trovare le nostre missionarie ed è molto bella questa dimensione di apertura al Mondo che abbiamo nella nostra parrocchia. Tutto ciò, grazie all’impegno di missionari maturati qui: penso a Lina Perrini, Giuseppina Romanazzo e Vito Calella, in questi giorni impegnati in Mozambico. Nessun saluto… Locorotondo sarà sempre casa mia.”

Foto di Annagrazia Palmisano

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